Interventi infermieristici non farmacologici per favorire il sonno nei pazienti in terapia intensiva dopo sedazione a scoping review

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Matteo Bertolin
Maria Orsola Pisu
Maria Rita Pinna
Roberta Rosmarino
Francesca Spina
Mariangela Vacca
Giuseppe Zingaro

Abstract

Background: Il sonno è un bisogno fisiologico primario, la cui alterazione nei pazienti ricoverati in terapia intensiva in via di ripresa dal coma è frequente, e caratterizzata dall’insorgenza di complicanze cliniche e riabilitative. Tale compromissione del ritmo sonno-veglia è spesso determinata da molteplici fattori, tra cui la gravità della condizione clinica, l’ambiente altamente tecnologico, la stimolazione continua e le terapie in atto. Le conseguenze dei disturbi del sonno in questa fase risultano clinicamente rilevanti, potendo incidere negativamente sul recupero neurologico, sull’equilibrio emotivo, sulle funzioni cognitive e sull’andamento complessivo del percorso riabilitativo.


Obiettivo: Scopo del presente studio è stato quello di individuare e analizzare le evidenze scientifiche disponibili in letteratura in merito all’efficacia degli interventi infermieristici non farmacologici nella promozione del sonno nei pazienti nel periodo post-sedazione in terapia intensiva, nonché di esaminarne le principali implicazioni cliniche nella fase antecedente alla dimissione.


Metodologia: È stata condotta una revisione della letteratura consultando 3 banche dati (PubMed, Scopus e CINAHL). Sono stati inclusi 25 articoli, pubblicati tra il 2015 e settembre 2025, in lingua inglese, italiana, cinese e spagnola, riguardanti interventi infermieristici non farmacologici per la promozione del sonno in terapia intensiva nei pazienti emergenti dallo stato di coma.


Risultati: L’analisi della letteratura ha sottolineato l’efficacia degli interventi mirati alla riduzione dei fattori ambientali disturbanti il sonno, come luci o suoni, la limitazione degli accessi non necessari durante la notte e quindi dei risvegli, l’utilizzo di tappi auricolari o maschere per dormire. L’adozione di questi interventi, oltre a favorire il modello di sonno e riposo in questa popolazione di pazienti, hanno comportato indirettamente una riduzione dei tassi di incidenza delle complicanze (in primis del delirium), soprattutto se perseguiti in rispetto di protocolli d’equipe. Ulteriori strategie infermieristiche comprendono la gestione non farmacologica del dolore e del discomfort, la promozione del ritmo sonno–veglia, la riduzione dell’agitazione e della contenzione, l’applicazione di principi di igiene del sonno e il monitoraggio sistematico dei pattern di riposo.


Discussione: I risultati della revisione evidenziano come gli interventi infermieristici non farmacologici rappresentino strategie efficaci e sostenibili per favorire il ripristino del ritmo sonno–veglia nei pazienti in terapia intensiva nel periodo post-sedazione. In particolare, gli studi analizzati sottolineano come la riduzione dei fattori ambientali disturbanti – quali rumore, illuminazione eccessiva e frequenti interruzioni assistenziali durante le ore notturne – costituisca uno degli elementi più rilevanti per migliorare la qualità del sonno in questo contesto clinico. L’adozione di interventi relativamente semplici, come l’utilizzo di tappi auricolari e maschere per gli occhi, la modulazione dell’intensità luminosa e la pianificazione delle attività assistenziali al di fuori dei momenti dedicati al riposo, si dimostra particolarmente vantaggiosa in quanto facilmente applicabile nella pratica clinica quotidiana e non comporta un significativo incremento del carico di lavoro infermieristico. Tali strategie si inseriscono all’interno di un approccio assistenziale di tipo olistico, volto alla promozione del comfort globale del paziente e alla considerazione delle sue dimensioni fisiche, psicologiche e ambientali. In questo contesto, il ruolo dell’infermiere assume una rilevanza centrale nel monitoraggio dei pattern di sonno e nella gestione dei fattori che possono interferire con il riposo, contribuendo a creare condizioni ambientali più favorevoli al recupero clinico. Tuttavia, l’efficacia di tali interventi risulta strettamente correlata alla presenza di protocolli assistenziali condivisi e alla continuità assistenziale garantita dall’équipe infermieristica. Una comunicazione efficace tra i professionisti e una corretta integrazione degli interventi nei diversi turni di lavoro risultano infatti fondamentali per assicurare la costanza nell’applicazione delle strategie di promozione del sonno.


Conclusioni: Gli interventi infermieristici orientati alla prevenzione e alla promozione del sonno nei pazienti nel periodo post-sedazione in terapia intensiva risultano associati a esiti favorevoli in termini di qualità del riposo e riduzione delle principali complicanze. Si evidenzia la necessità di disporre di strumenti di valutazione del sonno specifici per il contesto intensivistico, caratterizzati da adeguata affidabilità e sensibilità. In tale prospettiva, lo sviluppo di protocolli infermieristici strutturati, fondati su un’accurata pianificazione assistenziale, rappresenta un elemento strategico per la standardizzazione degli interventi, l’ottimizzazione dei processi di cura e il miglioramento complessivo della qualità assistenziale.

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Come citare
[1]
Bertolin, M., Pisu, M.O., Pinna, M.R., Rosmarino, R., Spina, F., Vacca, M. e Zingaro, G. 2026. Interventi infermieristici non farmacologici per favorire il sonno nei pazienti in terapia intensiva dopo sedazione: a scoping review. Italian Journal of Prevention, Diagnostic and Therapeutic Medicine. 9, 2 (giu. 2026), 38-51. DOI:https://doi.org/10.30459/2026-26.
Sezione
Articoli

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