Italian Journal of Prevention, Diagnostic and Therapeutic Medicine https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm <p>L’Italian Journal of Prevention, Diagnostic and Therapeutic Medicine "IJPDTM" è la rivista ufficiale della Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica (<a title="SIMEDET" href="https://simedet.eu/">SIMEDET</a>).</p> <p>Tutti gli articoli pubblicati hanno un numero identificativo digitale (DOI).<br /><strong>ISSN 2704-6222</strong> - Periodicità trimestrale.</p> <p>IJPDTM è una rivista scientifica online, esclusivamente elettronica, ad accesso aperto e sottoposta a revisione paritaria.</p> <p>IJPDTM è open access il che significa che tutti i contenuti sono liberamente disponibili senza alcun addebito per l'utente o la sua istituzione. 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Il 2 maggio, arriva alla WHO – Organizzazione Mondiale della Sanità la segnalazione di un focolaio di malattia respiratoria severa con due morti e un paziente in condizioni critiche, ma già il 24 aprile la nave era attraccata all’Isola di Saint Helena ed era sbarcata una trentina di passeggeri, fra i quali la moglie del <em>caso zero</em> morta pochissimi giorni dopo, che hanno successivamente preso altri mezzi per rientrare ai propri Paesi d’origine. Dopo la segnalazione alla WHO e nonostante essa, la nave è attraccata in altre due località prima di rientrare in Olanda: Praia (Capo Verde) e Tenerife (Spagna) e, in entrambi i luoghi, si è avuto lo sbarco di numerosi passeggeri nonché, a Tenerife, quello della maggior parte dell’equipaggio. Attualmente, nonostante la dispersione dei passeggeri della nave in numerose regioni del pianeta, il rischio di formazione di focolai epidemici secondari e di epidemie di vaste dimensioni è da considerare molto basso, alla luce di numerose considerazioni.</p> Leonardo Borgese Copyright (c) 2026 Leonardo Borgese https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/264 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Intelligenza artificiale e scrittura scientifica in ambito biomedico https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/265 <p>L’intelligenza artificiale generativa sta modificando in modo rilevante il processo di scrittura scientifica in ambito sanitario, offrendo nuove opportunità nella pianificazione del manoscritto, nella revisione linguistica, nella sintesi dei contenuti e nell’organizzazione della risposta ai revisori. Tuttavia, la rapidità di produzione testuale non coincide necessariamente con accuratezza scientifica, trasparenza metodologica e affidabilità bibliografica. Questa rassegna analizza in modo critico il ruolo dell’intelligenza artificiale nella scrittura scientifica biomedica, con particolare attenzione ai vantaggi operativi, ai limiti epistemologici ed etici e ai principali rischi editoriali. Vengono esaminati i problemi legati a citazioni non verificate, interpretazioni eccessive, standardizzazione impropria dei metodi, incoerenze tra testo, tabelle e figure e uso non dichiarato degli strumenti impiegati. La rassegna propone inoltre un approccio pratico fondato su supervisione umana, tracciabilità del processo, verifica sistematica delle fonti, controllo dei claim e procedure di quality assurance prima della sottomissione. L’obiettivo è offrire a clinici, ricercatori e professionisti sanitari un quadro metodologico utile per integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura scientifica in modo responsabile, conforme alle policy editoriali e coerente con i principi di integrità scientifica.</p> Domenica Argese, Riccardo Paglialunga, Antonio Serinelli, Claudia Cavallo, Claudia Barraco, Raffaella D’Andrea, Alice Dessì, Debora Di Minico, Alessandro Faraci, Sara Lamacchia, Marta Lorenzo, Giovanna Marra, Daniela Pesce, Chiara Reho, Mattia Benvenga, Piero Giorgio Pede, Domenico Avezzano, Simone Cappannelli, Antonio Di Lascio Copyright (c) 2026 Domenica Argese, Riccardo Paglialunga, Antonio Serinelli, Claudia Cavallo, Claudia Barraco, Raffaella D’Andrea, Alice Dessì, Debora Di Minico, Alessandro Faraci, Sara Lamacchia, Marta Lorenzo, Giovanna Marra, Daniela Pesce, Chiara Reho, Mattia Benvenga, Piero Giorgio Pede, Domenico Avezzano, Simone Cappannelli, Antonio Di Lascio https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/265 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Pneumologia Territoriale in Veneto https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/266 <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; background: #ffffff;" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><strong>Introduzione</strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">: La Pneumologia Territoriale (PT) rappresenta un approccio assistenziale fondamentale per la gestione delle malattie croniche dell’apparato respiratorio al di fuori dell’ospedale, con elevata rilevanza per regioni come il Veneto dove l’invecchiamento della popolazione e la diffusione di patologie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) richiedono modelli sanitari sostenibili ed efficaci. </span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; background: #ffffff;" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><strong>Obiettivi:</strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"> analizzare l’organizzazione, gli obiettivi clinici, le prestazioni offerte e le sfide dell’assistenza pneumologica sul territorio regionale, fornendo una prospettiva ed esempio di come sono state declinate le attività nella ULSS 7 Pedemontana. </span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; background: #ffffff;" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><strong>Risultati: </strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">è stata condotta una survey tra i 210 Medici di Medicina Generale (MMG) [tasso di risposta 41% di cui 87% da MMG che lavorano in forme aggregate] ha apportato informazioni sull’apprezzamento del servizio e l’utilità percepita del teleconsulto e dell’esame spirometrico nell’ambito delle Case della Salute con l’88% favorevoli all'implementazione della metodica. </span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; background: #ffffff;" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><strong>Discussione: </strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">il maggior tasso di risposta rilevato tra gli MMG che operano in forme associate suggerisce l’utilità del modello per l’organizzazione dei PDTA</span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; background: #ffffff;" align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><strong>Conclusioni: </strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">la PT costituisce un modello utile ad indirizzare le richieste del territorio e favorire la gestione della cronicità in collaborazione con la Medicina Generale. La spirometria ambulatoriale è uno strumento diagnostico apprezzato. </span></span></p> Manuela Miorin, Lorenzo Pasquale Lombardo, Francesca Zampieri, Xenia Martina Marchesoni, Greta Carlana, Giulia Carollo, Emanuele Barbierato, Carlo Barbetta Copyright (c) 2026 Manuela Miorin, Lorenzo Pasquale Lombardo, Francesca Zampieri, Xenia Martina Marchesoni, Greta Carlana, Giulia Carollo, Emanuele Barbierato, Carlo Barbetta https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/266 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Hikikomori https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/267 <p>Hikikomori è un termine giapponese che si riferisce a una forma patologica di isolamento sociale: un confinamento volontario in casa per almeno sei mesi, senza alcun contatto con il mondo esterno, non associato a chiari disturbi psicopatologici, sebbene tali disturbi possano svilupparsi nel corso della condizione. Nel testo seguente, il termine viene utilizzato sia per indicare la sindrome sia la persona che ne è affetta.<br />Nell'ambito delle classificazioni nosografiche più diffuse, DSM e ICD, l'hikikomori non è incluso tra le diagnosi primarie. L'hikikomori è isolamento illimitato, solitudine senza fine, anche se, inizialmente, può rappresentare un tentativo di essere se stessi senza imposizioni familiari e sociali. Letteralmente, il termine significa "stare separati" o "ritirarsi nell'isolamento": può anche essere causato da un'intensa pressione al successo e all'autorealizzazione, proveniente dalla famiglia e dalla società. L'hikikomori è stato identificato per la prima volta in Giappone prima degli anni '90 e, successivamente, alcuni casi sono stati segnalati anche in Europa e negli Stati Uniti. Va tuttavia notato che in Occidente un caso di hikikomori può essere diagnosticato come autismo a basso funzionamento, e viceversa.</p> Rosalba Spadafora, Antonio Bernabei Copyright (c) 2026 Rosalba Spadafora, Antonio Bernabei https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/267 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 penicillina https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/272 <p>La scoperta della penicillina nel 1928 è dovuta a Alexander Fleming ed alla sua utilizazione e produzione su larga scala hanno dato un valido aiuto Ernst Boris Chain e Howard Walter Florey.<br>In precedenza Vincenzo Tiberio aveva publicato uno studio sugli effetti antimicrobici della muffa ipotizzando che rilasciasse una sostanza in grado di inibire i batteri senza avere avuto alcun riconoscimento presumibilmente perché la sua pubblicazione è apparsa in una rivista italiana a limitata diffusione internazionale ed i risulati erano decisamente avanzati rispetto al loro tempo.<br>Altri clinici si sono impegnati nello studio di diffuse malattie infettive eseguendo indagini senza avere comunque comprensione specifica della importanza dei batteri.<br>Infine parte consistente della classe medica, anche dopo le scoperte di Louis Pasteur e Robert Koch, aveva difficoltà ad accettare come responsabili delle infezioni i microbi viventi.</p> Mario Pezzella Copyright (c) 2026 Mario Pezzella https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/272 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Fibromialgia in medicina generale https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/273 <p>La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore muscolo scheletrico diffuso cronico, stanchezza cronica, disturbi del sonno , riduzione del tono dell’umore e sintomi cognitivi, con rilevante impatto sulla qualità della vita e suo costi sociosanitari. Il medico di medicina generale (MMG) riveste un ruolo centrale nell’identificazione precoce, nella diagnosi differenziale e nella<br>gestione longitudinale del paziente. Negli ultimi anni la comprensione fisiopatologica della fibromialgia si è evoluta, orientandosi verso meccanismi di sensibilizzazione centrale e disfunzione della modulazione del dolore. Le attuali linee guida internazionali raccomandano un approccio multidisciplinare, che combini le terapie psicologiche, fisiche e farmacologiche per ottenere risultati ottimali per il paziente. Questo articolo propone una revisione pratica e aggiornata della fibromialgia orientata alla medicina generale.</p> Anna Rita Varani, Maria Elisabetta Perrone Copyright (c) 2026 Anna Rita Varani, Maria Elisabetta Perrone https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/273 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Curvare il tempo del morire https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/274 <p>Nel fine vita, la riduzione del tempo alla sua dimensione cronologica rappresenta un limite sia clinico sia etico. Questo contributo propone una riformulazione concettuale fondata sulla distinzione tra durata biologica e struttura del tempo vissuto. Attraverso una analogia controllata con la Relatività Generale, viene introdotto il concetto di “campo esperienziale del morire” e di “curvatura” indotta dalla “massa di cura”. Si sostiene che l’intervento palliativo, pur non modificando la prognosi, può incidere sulla configurazione fenomenologica del tempo, rendendolo più coerente e abitabile. Ne derivano implicazioni operative per la pratica clinica e una ridefinizione della responsabilità assistenziale.</p> Pier Paolo Visentin Copyright (c) 2026 Pier Paolo Visentin https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/274 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Latte, compagno di vita https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/275 <p>L'aumento costante dell'aspettativa di vita non è sempre accompagnato da un aumento della durata della vita in buona salute. Vi sono sempre più prove che l'esposizione alimentare nella prima infanzia possa influenzare sostanzialmente il rischio di malattie croniche in età adulta.<br />Il latte e i prodotti lattiero-caseari sono importanti fonti di numerosi nutrienti chiave, alcuni dei quali particolarmente importanti in determinate fasi della vita.<br />È ormai riconosciuto che le proteine del latte possono<br />stimolare il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1),<br />essenziale per la crescita ossea longitudinale e l'acquisizione di massa ossea nei bambini piccoli, riducendo così il rischio di ritardo della crescita. Un basso consumo di latte durante l'adolescenza, in particolare tra le ragazze, può contribuire a un apporto subottimale di calcio, magnesio, iodio e altri importanti nutrienti.<br />Dati i livelli generalmente bassi di vitamina D nelle<br />popolazioni europee, ciò potrebbe aver già influenzato<br />lo sviluppo osseo e qualsiasi conseguente riduzione<br />della resistenza ossea potrebbe diventare un problema<br />significativo con l'invecchiamento della popolazione.<br />Vi sono ormai solide prove che il consumo di latte<br />e prodotti lattiero-caseari non aumenti il rischio di<br />malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Occorre porre maggiore enfasi sulla riduzione della malnutrizione negli anziani e su approcci dietetici volti a contrastare la perdita di massa muscolare, funzionalità muscolare e densità ossea. Le proteine del siero di latte si sono dimostrate particolarmente efficaci nel ridurre la perdita muscolare; si dovrebbero sviluppare diete semplici per gli anziani.</p> Giorgio Pitzalis Copyright (c) 2026 Giorgio Pitzalis https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/275 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Interventi infermieristici non farmacologici per favorire il sonno nei pazienti in terapia intensiva dopo sedazione https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/268 <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.28cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Background: </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il sonno è un bisogno fisiologico primario, la cui alterazione nei pazienti ricoverati in terapia intensiva in via di ripresa dal coma è frequente, e caratterizzata dall’insorgenza di complicanze cliniche e riabilitative. Tale compromissione del ritmo sonno-veglia è spesso determinata da molteplici fattori, tra cui la gravità della condizione clinica, l’ambiente altamente tecnologico, la stimolazione continua e le terapie in atto. Le conseguenze dei disturbi del sonno in questa fase risultano clinicamente rilevanti, potendo incidere negativamente sul recupero neurologico, sull’equilibrio emotivo, sulle funzioni cognitive e sull’andamento complessivo del percorso riabilitativo.</span></span></p> <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Obiettivo: </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Scopo del presente studio è stato quello di individuare e analizzare le evidenze scientifiche disponibili in letteratura in merito all’efficacia degli interventi infermieristici non farmacologici nella promozione del sonno nei pazienti nel periodo post-sedazione in terapia intensiva, nonché di esaminarne le principali implicazioni cliniche nella fase antecedente alla dimissione.</span></span></p> <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Metodologia: </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È stata condotta una revisione della letteratura consultando 3 banche dati (PubMed, Scopus e CINAHL). Sono stati inclusi 25 articoli, pubblicati tra il 2015 e settembre 2025, in lingua inglese, italiana, cinese e spagnola, riguardanti interventi infermieristici non farmacologici per la promozione del sonno in terapia intensiva nei pazienti emergenti dallo stato di coma. </span></span></p> <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Risultati: </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’analisi della letteratura ha sottolineato l’efficacia degli interventi mirati alla riduzione dei fattori ambientali disturbanti il sonno, come luci o suoni, la limitazione degli accessi non necessari durante la notte e quindi dei risvegli, l’utilizzo di tappi auricolari o maschere per dormire. L’adozione di questi interventi, oltre a favorire il modello di sonno e riposo in questa popolazione di pazienti, hanno comportato indirettamente una riduzione dei tassi di incidenza delle complicanze (in primis del delirium), soprattutto se perseguiti in rispetto di protocolli d’equipe. Ulteriori strategie infermieristiche comprendono la gestione non farmacologica del dolore e del discomfort, la promozione del ritmo sonno–veglia, la riduzione dell’agitazione e della contenzione, l’applicazione di principi di igiene del sonno e il monitoraggio sistematico dei pattern di riposo.</span></span></p> <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Discussione: </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I risultati della revisione evidenziano come gli interventi infermieristici non farmacologici rappresentino strategie efficaci e sostenibili per favorire il ripristino del ritmo sonno–veglia nei pazienti in terapia intensiva nel periodo post-sedazione. In particolare, gli studi analizzati sottolineano come la riduzione dei fattori ambientali disturbanti – quali rumore, illuminazione eccessiva e frequenti interruzioni assistenziali durante le ore notturne – costituisca uno degli elementi più rilevanti per migliorare la qualità del sonno in questo contesto clinico. L’adozione di interventi relativamente semplici, come l’utilizzo di tappi auricolari e maschere per gli occhi, la modulazione dell’intensità luminosa e la pianificazione delle attività assistenziali al di fuori dei momenti dedicati al riposo, si dimostra particolarmente vantaggiosa in quanto facilmente applicabile nella pratica clinica quotidiana e non comporta un significativo incremento del carico di lavoro infermieristico. Tali strategie si inseriscono all’interno di un approccio assistenziale di tipo olistico, volto alla promozione del comfort globale del paziente e alla considerazione delle sue dimensioni fisiche, psicologiche e ambientali. In questo contesto, il ruolo dell’infermiere assume una rilevanza centrale nel monitoraggio dei pattern di sonno e nella gestione dei fattori che possono interferire con il riposo, contribuendo a creare condizioni ambientali più favorevoli al recupero clinico. Tuttavia, l’efficacia di tali interventi risulta strettamente correlata alla presenza di protocolli assistenziali condivisi e alla continuità assistenziale garantita dall’équipe infermieristica. Una comunicazione efficace tra i professionisti e una corretta integrazione degli interventi nei diversi turni di lavoro risultano infatti fondamentali per assicurare la costanza nell’applicazione delle strategie di promozione del sonno.</span></span></p> <p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Conclusioni:</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Gli interventi infermieristici orientati alla prevenzione e alla promozione del sonno nei pazienti nel periodo post-sedazione in terapia intensiva risultano associati a esiti favorevoli in termini di qualità del riposo e riduzione delle principali complicanze. Si evidenzia la necessità di disporre di strumenti di valutazione del sonno specifici per il contesto intensivistico, caratterizzati da adeguata affidabilità e sensibilità. In tale prospettiva, lo sviluppo di protocolli infermieristici strutturati, fondati su un’accurata pianificazione assistenziale, rappresenta un elemento strategico per la standardizzazione degli interventi, l’ottimizzazione dei processi di cura e il miglioramento complessivo della qualità assistenziale.</span></span></p> Matteo Bertolin, Maria Orsola Pisu, Maria Rita Pinna, Roberta Rosmarino, Francesca Spina, Mariangela Vacca, Giuseppe Zingaro Copyright (c) 2026 Matteo Bertolin, Maria Orsola Pisu, Maria Rita Pinna, Roberta Rosmarino, Francesca Spina, Mariangela Vacca, Giuseppe Zingaro https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/268 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Valutazione dell'impatto positivo dell'eliminazione dei sussidi petroliferi sulla salute della popolazione https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/276 <p>L'abolizione dei sussidi al petrolio in Nigeria nel 2023 rappresenta un importante cambiamento economico e politico con significative implicazioni per la salute e il benessere della popolazione. Questo studio esamina gli esiti positivi sulla salute associati all'abolizione dei sussidi nell'area metropolitana di Bauchi, nello Stato di Bauchi, concentrandosi sui modelli di attività fisica, sulla qualità dell'aria, sui comportamenti relativi ai trasporti e sulle pratiche sanitarie domestiche. È stato utilizzato un approccio a metodi misti, integrando questionari strutturati, interviste a informatori chiave, osservazioni sul campo e dati secondari provenienti dal Corpo Federale per la Sicurezza Stradale, riviste accademiche, quotidiani e mappatura GIS per monitorare i cambiamenti nella mobilità. Sono state condotte analisi statistiche descrittive per esplorare le associazioni tra l'abolizione dei sussidi e alcuni indicatori di salute. I risultati rivelano che l'aumento dei costi di trasporto ha incentivato un maggiore utilizzo di mezzi di trasporto come la camminata e la bicicletta tra studenti, lavoratori e residenti a basso reddito, contribuendo a migliorare i livelli di attività fisica e a una potenziale riduzione dei fattori di rischio per le malattie croniche. La diminuzione del consumo di carburante e del traffico veicolare è stata inoltre associata a modesti miglioramenti nella qualità dell'aria locale. Inoltre, alcune famiglie hanno adottato pratiche energetiche e di spesa più sane, tra cui una minore dipendenza dai combustibili fossili e una maggiore attenzione alle misure di prevenzione sanitaria. Ciononostante, persistono delle difficoltà, in particolare le difficoltà economiche e l'accesso limitato a un trasporto pubblico efficiente. Lo studio conclude che, sebbene l'eliminazione dei sussidi petroliferi possa essere economicamente destabilizzante, può generare significativi benefici per la salute pubblica se integrata da interventi mirati, come investimenti in infrastrutture per una mobilità sicura e programmi di protezione sociale. Questi risultati offrono una guida basata su dati concreti per i responsabili politici che mirano ad allineare le riforme economiche con l'equità sanitaria nelle aree urbane della Nigeria.</p> Jamil Hassan Abdulkareem Copyright (c) 2026 Jamil Hassan Abdulkareem https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/276 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Coloboma Maculare https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/277 Anubhav Chauhan, Jitender Roodkee, Arpit Joshi Copyright (c) 2026 Anubhav Chauhan, Jitender Roodkee, Arpit Joshi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/277 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Anticorpi monoclonali anti-amiloide nella fase iniziale della malattia di Alzheimer https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/278 <p>Contesto: Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide hanno introdotto un approccio terapeutico potenzialmente in grado di modificare il decorso della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali, ma il loro beneficio clinico medio rimane modesto e il loro utilizzo richiede una notevole capacità organizzativa. Obiettivi: Inquadrare questi farmaci come una questione di preparazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) piuttosto che come una semplice innovazione farmacologica. Metodi: Sintesi narrativa delle evidenze cliniche, delle decisioni regolatorie e dei requisiti organizzativi relativi a lecanemab e donanemab. Risultati: Le evidenze disponibili suggeriscono effetti minimi o nulli sulla cognizione e sulla gravità della demenza, un aumento del rischio di anomalie di imaging correlate all'amiloide e la necessità di diagnosi basate su biomarcatori, genotipizzazione ApoE, risonanza magnetica seriale, infusioni programmate, registri e percorsi specialistici. Discussione: L'autorizzazione regolatoria in determinati contesti non equivale al valore clinico o al rimborso. Un'adozione incontrollata può generare disuguaglianze, pressioni prescrittive e dirottamento di risorse da altre priorità nella cura della demenza. Conclusioni: Il Servizio Sanitario Nazionale italiano dovrebbe prepararsi a una prescrizione selettiva, centralizzata, tracciabile e interrompibile, evitando sia il rifiuto a priori che la diffusione incontrollata.</p> David Giannandrea Copyright (c) 2026 David Giannandrea https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/278 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Esperienze delle donne dopo l'isterectomia https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/269 <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Introduzione</strong></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">: L’isterectomia è un intervento ginecologico ampiamente diffuso, risolutivo per molteplici patologie uterine, sia benigne che maligne. Tuttavia, l’intervento può avere un impatto significativo sulla sfera relazionale e psicologica della donna legato alla perdita di un organo associato alla femminilità, alla maternità e all’immagine corporea. L’interesse per questo tema nasce dalla necessità di approfondire come l’esperienza chirurgica venga vissuta dalle donne, in relazione alla qualità di vita, all’identità femminile e al ruolo dell’assistenza infermieristica.</span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Obiettivo</strong></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">: Esplorare l’esperienza vissuta dalle donne sottoposte a isterectomia, con un focus sugli aspetti emotivi, psicologici e relazionali. Particolare attenzione viene dedicata al ruolo dell’infermiere nel fornire supporto emotivo, informativo e relazionale.</span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Metodi/Materiali</strong></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">: Studio mixed-methods condotto tra febbraio e maggio 2025 presso due strutture ospedaliere della provincia di Cagliari. Il campione era composto da 50 donne: 30 coinvolte nell’indagine quantitativa mediante questionario a risposta chiusa e 20 nell’indagine qualitativa mediante interviste semi-strutturate. I dati quantitativi sono stati analizzati mediante statistica descrittiva e test del chi-quadrato; i dati qualitativi mediante analisi tematica. </span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Risultati</strong></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">: La maggior parte delle pazienti ha espresso una valutazione positiva dell’assistenza infermieristica, in particolare per disponibilità, preparazione del personale e gestione del dolore post-operatorio. Non è emersa un’associazione statisticamente significativa tra età e difficoltà di accettazione dell’immagine corporea (p=0,247). Dall’analisi qualitativa sono emersi vissuti di paura, vulnerabilità e perdita simbolica, spesso affiancati da sollievo e percezione di miglioramento della qualità di vita dopo l’intervento. </span></span></p> <p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Conclusioni</strong></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">: I risultati qualitativi e quantitativi confermano che l’isterectomia rappresenta un’esperienza complessa che coinvolge dimensioni fisiche, emotive e relazionali. L’assistenza infermieristica si configura come un elemento fondamentale per il benessere delle donne e per vivere l’esperienza come un percorso di cura e di recupero. L’assenza di correlazione statistica tra la fascia d’età e le difficoltà nell’adattamento indica la necessità di offrire un supporto psicologico alle donne di tutte le fasce d’età.</span></span></p> Maria Raffaela Lucchetta, Alessia Monteverde, Giacomo Matta, Claudio Mameli, Giulio Oppes, Marcello Atzori, Maria Grazia Atzori, Emanuela Floris, Giuseppe Zingaro Copyright (c) 2026 Maria Raffaela Lucchetta, Alessia Monteverde, Giacomo Matta, Claudio Mameli, Giulio Oppes, Marcello Atzori, Maria Grazia Atzori, Emanuela Floris, Giuseppe Zingaro https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/269 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Impatto degli obiettivi del Progetto di investimento sanitario statale nigeriano sui servizi di salute materno-infantile nello Stato di Bauchi, Nigeria, dal 2016 al 2020 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/270 <p>Contesto: La Nigeria continua a registrare uno dei tassi di mortalità materna e infantile più elevati al mondo, nonostante le numerose riforme sanitarie e il sostegno internazionale. In risposta a questa situazione, è stato istituito il Nigeria State Health Investment Project (NSHIP), con il supporto della Banca Mondiale, per migliorare la qualità e l'utilizzo dei servizi di salute materna e infantile (MCH) attraverso un approccio di finanziamento basato sulle prestazioni (PBF). Questo studio ha valutato l'impatto dell'implementazione del NSHIP sull'erogazione dei servizi di salute materna e infantile nello Stato di Bauchi, in Nigeria, tra il 2016 (pre-intervento) e il 2020 (post-intervento).</p> <p>Metodi: È stato utilizzato un disegno di ricerca sequenziale a metodi misti, comprendente un audit clinico e un'indagine. L'audit ha confrontato i dati pre e post-intervento ottenuti dalle strutture supportate dal NSHIP, concentrandosi sull'assistenza prenatale (ANC), sul parto, sull'assistenza postnatale e sui servizi di tutela dell'infanzia. I dati sono stati raccolti utilizzando questionari strutturati e registri delle strutture, inclusi i registri relativi ad ANC, parto, vaccinazioni e pianificazione familiare. Sono state incluse nello studio 112 strutture sanitarie (6 ospedali generali e 106 centri di assistenza sanitaria primaria) distribuite nei tre distretti senatoriali. I dati quantitativi sono stati analizzati utilizzando statistiche descrittive e test t per campioni indipendenti, mentre i dati qualitativi derivanti dalle risposte degli operatori sanitari sono stati analizzati in modo descrittivo.</p> <p>Risultati: Lo studio ha rivelato miglioramenti significativi nell'erogazione e nell'utilizzo dei servizi di salute materno-infantile a seguito dell'implementazione del programma NSHIP. La percentuale di donne che hanno ricevuto servizi di assistenza prenatale fondamentali, come il controllo della pressione sanguigna, l'integrazione di ferro e acido folico, i test per la malaria e l'emoglobina e la vaccinazione antitetanica, è aumentata notevolmente tra il 2016 e il 2020. Anche l'assistenza qualificata al parto è migliorata sostanzialmente, con un maggiore coinvolgimento degli operatori sanitari di comunità (Community Health Extension Workers - CHEW) e degli operatori sanitari di comunità (Community Health Officers - CHO) nell'assistenza al parto dopo l'intervento. Analogamente, gli indicatori di benessere infantile, tra cui l'integrazione di vitamina A, la sverminazione, il monitoraggio della crescita e la copertura vaccinale, hanno mostrato progressi significativi. Il numero di parti assistiti in strutture sanitarie è aumentato significativamente, passando da 109,17 nel 2016 a 646,54 nel 2020, mentre l'utilizzo di metodi contraccettivi sia a breve che a lungo termine è cresciuto nello stesso periodo.<br>Conclusione: I risultati indicano che il progetto NSHIP ha avuto un impatto positivo e misurabile sulla salute materna e infantile nello Stato di Bauchi. Il progetto ha migliorato l'accesso a servizi di assistenza prenatale, parto e salute infantile di qualità, ha potenziato le prestazioni degli operatori sanitari e ha rafforzato l'erogazione dell'assistenza sanitaria primaria attraverso un finanziamento basato sui risultati. Tuttavia, persistono sfide quali la limitata disponibilità di fondi per l'assistenza sanitaria, la carenza di risorse umane e le barriere all'accesso nelle aree rurali. Investimenti costanti, coinvolgimento della comunità e sostegno politico sono essenziali per consolidare questi risultati e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) in materia di salute materna e infantile in Nigeria.</p> Ibrahim Mijinya, Ezekiel Uba Nwose, Abuhuraira Ado Musa, Jamil Hassan Abdulkareem, Nurudeen Aliyu, Abdulhamid Yaro Saidu Copyright (c) 2026 Ibrahim Mijinya, Ezekiel Uba Nwose, Abuhuraira Ado Musa, Jamil Hassan Abdulkareem, Nurudeen Aliyu, Abdulhamid Yaro Saidu https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/270 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200 Andamento della resistenza antimicrobica in una rete sanitaria regionale in Italia https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/271 <p>Introduzione: La resistenza antimicrobica (AMR) rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica globale, in particolare per le infezioni del flusso sanguigno causate da microrganismi multiresistenti (MDRO). In Italia, i tassi di AMR rimangono tra i più alti in Europa, rendendo necessarie strategie di sorveglianza e intervento mirate, in linea con il Piano d'azione nazionale sulla resistenza antimicrobica (PNCAR) 2022-2025.</p> <p>Metodi: Abbiamo condotto uno studio osservazionale retrospettivo in cinque centri ospedalieri della rete USL Umbria 1 (Città di Castello, Branca, Assisi, Pantalla, Castiglione del Lago). Sono stati inclusi tutti gli isolati non duplicati da emocolture e liquido cerebrospinale raccolti tra gennaio 2024 e giugno 2025. L'identificazione dei patogeni è stata effettuata mediante MALDI-TOF e i test di sensibilità antimicrobica hanno seguito gli standard EUCAST. I tassi di resistenza nel 2024 sono stati confrontati con quelli osservati nel primo semestre del 2025. I confronti statistici sono stati eseguiti utilizzando il test esatto di Fisher.</p> <p>Risultati: È stato osservato un panorama di resistenza eterogeneo tra i centri. Un marcato aumento di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKP) è stato rilevato a Città di Castello (12,5% vs 60,0%, p=0,08). Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) è aumentato ad Assisi (27,3% vs 63,6%, p=0,09) e Pantalla (13,3% vs 50,0%, p=0,07), mentre una significativa riduzione è stata osservata a Branca (45,0% vs 8,3%, p=0,04). La ceftarolina ha mostrato un'elevata attività contro gli isolati di MRSA. Enterococcus faecium vancomicina-resistente (VRE) persistente è stato osservato a Castiglione del Lago.</p> <p>Conclusioni: I modelli di resistenza antimicrobica all'interno della rete USL Umbria 1 sono altamente eterogenei e dipendenti dalla struttura. Questi risultati confermano la necessità di strategie di gestione antimicrobica specifiche per ciascun sito e di una sorveglianza microbiologica standardizzata. Sono necessari set di dati più ampi e periodi di osservazione più lunghi per confermare queste tendenze.</p> Manuel Monti, Giovanni Dorilli, Pietro Quadalti, Laura Gasperini, Michele Marvardi, Maria Rosaria Manfredelli, Paolo Panarelli Copyright (c) 2026 Manuel Monti, Giovanni Dorilli, Pietro Quadalti, Laura Gasperini, Michele Marvardi, Maria Rosaria Manfredelli, Paolo Panarelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 https://www.ijpdtm.it/index.php/ijpdtm/article/view/271 mar, 30 giu 2026 00:00:00 +0200